Alcuni stralci della storia di San Giovanni Lipioni, integralmente tratti da
“Sulle orme dei padri” di Luciano Picciani.

Di documenti molto antichi che possono far supporre una presenza stabile di popolazioni italiche nel territorio di San Giovanni Lipioni non ve ne sono,così come non sono stati rinvenuti reperti archeologici che possano indurre lo storico alle dovute attenzioni; sono state però rinvenuti nell’agro di questo comune reperti di epoca romana risalenti all’ultimo periodo Repubblicano: la famosa “testa di bronzo” ed una statuetta in bronzo di 14 cm di altezza; vi è poi la Tavola Osca di Agnone che individua in loco un tempio pagano su cui, per effetto dell’affermarsi della religione cristiana, fu riedificata una chiesa.
Possiamo, quindi, tracciare la nostra storia con grosse difficoltà per il primo periodo, solo partendo dalla conquista romana di questi territori difesi con ostinazione dalle impavide popolazioni sannitiche. Abitava il territorio la tribù dei Pentri che da Bovianum Vetus si irradiava fino ad inglobare il medio Trigno, mentre ad occidente, nella zona di Schiavi, insisteva la tribù Carecina ed a Nord la tribù Frentana. Non è facile ricostruire, se non per grandi linee, i confini territoriali di queste Tribù, ma pensiamo che l’agro di San Giovanni Lipioni fosse sotto controllo amministrativo dei Pentri. La tradizione racconta che il popolo Sannita si sia formato dalla fusione dei Sabelli con le popolazioni indigene degli “Opici”, e ciò avvenne in seguito al rito della “Primavera Sacra” in cui un toro guidò i Sabelli nel territorio degli Opici. Non sappiamo molto di più, se non che dopo la conquista della Campania, V secolo a.C., da parte di questo nuovo popolo assimilato lo stesso fu chiamato “Osco”. Il nome in forma originale,inciso in una moneta, è “Safinim” e fu dai Greci, che ignoravano all’epoca il suono della F adattato
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