Di documenti
molto antichi che possono far supporre una presenza stabile
di popolazioni italiche nel territorio di San Giovanni
Lipioni non ve ne sono,così come non sono stati rinvenuti
reperti archeologici che possano indurre lo storico alle
dovute attenzioni; sono state però rinvenuti nell’agro di
questo comune reperti di epoca romana risalenti all’ultimo
periodo Repubblicano: la famosa “testa di bronzo” ed una
statuetta in bronzo di 14 cm di altezza; vi è poi la Tavola
Osca di Agnone che individua in loco un tempio pagano su
cui, per effetto dell’affermarsi della religione cristiana,
fu riedificata una chiesa.
Possiamo, quindi, tracciare la nostra storia con grosse
difficoltà per il primo periodo, solo partendo dalla
conquista romana di questi territori difesi con ostinazione
dalle impavide popolazioni sannitiche. Abitava il territorio
la tribù dei Pentri che da Bovianum Vetus si irradiava fino
ad inglobare il medio Trigno, mentre ad occidente, nella
zona di Schiavi, insisteva la tribù Carecina ed a Nord la
tribù Frentana. Non è facile ricostruire, se non per grandi
linee, i confini territoriali di queste Tribù, ma pensiamo
che l’agro di San Giovanni Lipioni fosse sotto controllo
amministrativo dei Pentri. La tradizione racconta che il
popolo Sannita si sia formato dalla fusione dei Sabelli con
le popolazioni indigene degli “Opici”, e ciò avvenne in
seguito al rito della “Primavera Sacra” in cui un toro guidò
i Sabelli nel territorio degli Opici. Non sappiamo molto di
più, se non che dopo la conquista della Campania, V secolo
a.C., da parte di questo nuovo popolo assimilato lo stesso
fu chiamato “Osco”. Il nome in forma originale,inciso in una
moneta, è “Safinim” e fu dai Greci, che ignoravano all’epoca
il suono della F adattato.